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Intervallo – Il cuore nella terra

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Intervallo il cuore nella terra di Viola Di Massimo

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Si intitola “Intervallo, il cuore nella terra” l’ultimo video realizzato da Viola Di Massimo. Siamo nel 2017, la prima scossa del 24 agosto del 2016 distrugge, Amatrice, cancella Accumoli, annienta Arquata del Tronto, devasta Pescara del Tronto, strazia gravemente infiniti paesi limitrofi, ma tutto ciò purtroppo lo sappiamo e lo sa bene chi è rimasto, chi se n’è dovuto andare perché senza più casa, chi ha perso familiari, e chi è legato a quei luoghi di memoria.

Nel 2010, ad un anno dal terremoto del 6 aprile 2009 del L’Aquila, l’artista realizzò “Favola per un Silenzio d’aprile”, un video dai toni di una favola noire in cui rilevanza non fu data alla calamità naturale che distrusse, ma a chi poteva evitarne una strage così vasta. Simbolo per tutti la casa dello studente in via XX settembre: colpevole più l’uomo che la naturalità dell’evento. Colpevole le risate di quella notte mentre tutto crollava e molti cuori rimasero intrappolati fra le macerie di un cemento scadente. E alla fine rimase solo un dolore, mai scomparso.

La storia si ripete: il dolore è lo stesso e non scomparirà.

Viola, legata alle persone di lì da sempre, a quelle zone, a una casa inagibile, alle pietre che contengono la memoria di quei luoghi e su cui lavora proprio per conservarla, in questo video ci propone la visita nelle piccole frazioni di Pieve Torina in provincia di Macerata, vicino le sfigurate Visso e Castel Sant’Angelo sul Nera, e una visuale chiara e senza via di scampo di una frazione di Arquata del Tronto.

In sottofondo ci accompagnano le note di Pietro Domenico Paradisi “Toccata in La maggiore”, una delle musiche più belle che ci ha accompagnato negli anni 60/80 durante l’intervallo della Rai.
Il personaggio surreale dal cappello rosso apparentemente stridente con i colori del paesaggio, ma vero come le pietre cadute e le case crollate, visita i luoghi del disastro colpito dal sisma che sembra davvero ancora non avere fine, (aprile 2017 le scosse continuano), e sembra non avere rinascita rispetto al 1997 (ultimo terremoto con epicentro a Colfiorito), in cui tutto si mosse perché la vita potesse tornare alla normalità.

L’Artista oltre a visitare i luoghi ascolta chi è rimasto, chi non ha la terra nel cuore, ma il cuore nella terra, qualcosa di più forte e meno poetico perché Il cuore di molti è rimasto lì in mezzo a quella terra coltivata, o lasciata al suo destino, in mezzo alle radici intrecciate degli alberi, alle pareti rocciose, all’argilla azzurra, agli infiniti verdi che incorniciano un panorama fatto di un cielo vasto e ampio che poco prima della notte raggiunge quella sfumatura tanto amata dall’artista: il Grigio di Payne. E poi i rami drammatici che diventano vivi nella loro ombra proiettata sulla parete superstite della chiesa romanica di San Michele Arcangelo o nelle stradine di montagna così curate che “non sembra l’Italia”. E che dire di una via lattea che in pochi hanno avuto la fortuna di vedere dalla piana di Castelluccio, di una natura così ampia e meravigliosa che non tutti conoscono e a cui è difficile rinunciare.

E’ vero che l’arte non ci salverà e probabilmente, forse-chissà, salverà solo chi la fa, ma questa video-opera vuole far sì che le persone, tante, possano avvicinarsi a quei luoghi, viverli, visitarli, far in modo che il sistema economico, produttivo, possa ricominciare a muoversi, l’unica cosa che, chi vive ancora lì in tenda, in una roulotte di fortuna, o sulla costa lontano dalla propria terra, chiede fortemente.

Perché lì, le persone, il cielo, gli alberi: non crollano.

F.M.

L’intervallo di Andrea Volterra
Questa figura giovane nera.
Sembra in attesa e inattesa. Che riflette. Dentro la veste buia e sotto questo cappello di sangue, assiste osserva muta silenziosa. Per risposte mai arrivate e attese mai appagate.
Felicità mai realizzate. Le mie macerie e i miei fallimenti io vi rivolgo e vi rovescio. Oltre l’indole eccentrica di questo gigantesco cappello e femminile tenebra io ti vedo, vi vedo mi vedo.
Puoi ridere, essere curioso o fermarti, alle parigine e alle scarpe con i tacchi, ma è l’immobilismo che dovresti notare.
Non ingannarti perché io non vivo qui ma vengo da qui. Se queste immagini non ti toccano allora tu sei già in rovina. Qui ci sono persone che hanno vissuto e sono qui per loro.
Io sono il clown del senso tragico dell’esistere