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I LABIRINTI

Si ricorda che:

“Ad ogni passo un Minotauro”, l’installazione, l’opera n.330-2015

Labirinto classico, 515 pietre, l’entrata è ad ovest ed è stato realizzato il 18-19-20-21 marzo 2015 durante l’eclissi di sole e l’equinozio di primavera. Percorso: 140 metri circa andata e ritorno. All’entrata due piccoli menhir con una scritta realizzata in un alfabeto sconosciuto: Naòm.

Misura: Cm 790×690
Luogo: Sorti, Pieve Torina (MC)
Autore: Viola Di Massimo;
Costruttori: Andrea Amato, Viola Di Massimo;
Ispirazione dalla studiosa di labirinti: Renata Garutti

Censito sul sito Labyrinth Society e sul libro “Guida curiosa ai labirinti d’Italia” di Giancarlo Pavat ed. Newton.

In questo labirinto a sette circuiti il viaggiatore sarà protetto nel suo cammino dalla Ninfa dipinta su pietra.
La scrittura Naòm impressa sui piccoli menhir all’entrata indica che il viaggio avviene in un luogo sconosciuto, ma ben presto il viaggiatore comprenderà che quel luogo sconosciuto è proprio sé stesso.
Lungo il percorso perle nere dipinte su pietra segneranno le infinite esperienze trasformate e distillate durante il grande viaggio dell’avventuriero.
Arrivati finalmente al centro, all’apparente meta, non apparirà il nostro Minotauro, il nostro buio da affrontare. Ma comprenderemo che ogni passo è da sempre la nostra vera meta e, proprio ad ogni passo, abbiamo il compito di affrontare e illuminare quel buio che ci accompagna.
Nel viaggio di ritorno avremo finalmente acquisito una nuova perla nera, un distillato fondamentale per la nostra crescita.

Il Labirinto non è fatto per perdersi, ma per ritrovarsi.

Viola Di Massimo per questa sua opera, crea un labirinto classico a sette circuiti: qualcosa di profondamente antico trovato in civiltà talmente distanti fra loro da non comprendere come si sia potuto creare una forma simile a distanza così estesa di spazio e tempo.

Da “I misteri della Cattedrale di Chartres” di Louis Charpentier : Un cammino scritto sul suolo… e forse una lenta evoluzione dell’uomo che lo percorre. E ancora. I gitani danzano a piedi nudi sulla terra.

Giunto al centro del labirinto, dopo averlo percorso ritualmente, dopo averlo “danzato”, l’uomo sarà trasformato, nel senso dell’apertura intuitiva alle leggi e alle armonie naturali; armonie e leggi che forse non comprenderà, ma che sentirà in sé, con le quali sarà solidale (…)

Rispetto per la terra, i piedi scalzi, le danze “telluriche”, l’evoluzione dell’uomo, trasformazione, tutto ciò la colpisce profondamente, le appartiene così tanto da sentire l’urgente bisogno di costruire un labirinto.

Con l’aiuto di Andrea Amato inizia la costruzione e trasporta pietre e pietre profondamente orgogliosa di volersi sentire e immaginare, parte della tribù dei gargantuata.
L’opera inizia come sempre dall’idea che si insinua e diviene ossessione, dal bisogno improrogabile per poi continuare con la realizzazione e, come ogni volta, procede con tutta la forza che ha -in questo caso- per sollevare la prima pietra fino all’ultima, con la medesima, inalterata, motivazione.

515 pietre posizionate una dietro l’altra: persevera nella costruzione, ma nel mentre dubita di sé e dell’opera perché un labirinto viene da uomini lontani, appartiene alla terra, è sempre stato della terra e anche le pietre che lo compongono lo sono e lo sanno, ma nonostante i pensieri bui e i dubbi, decide di andare avanti perché prende atto del fatto che proprio i dubbi e i timori fanno parte di questo percorso. Nei tanti labirinti antichi al centro vi era spesso rappresentata l’immagine di un cavaliere che uccideva il Minotauro. Si dice che il Minotauro corrisponda alle nostre paure, al nostro buio. Forse spesso non abbiamo voluto intraprendere il viaggio al centro di noi stessi, molte altre volte invece abbiamo avuto il coraggio di farlo, infinite altre lo faremo ancora per schiarire il buio dentro di noi, ritrovare il proprio credo, il proprio altrove, e ritrovarci ogni volta.

Mentre l’artista carica e sistema pietre con cura, mentre i dubbi (o i Minotauri), continuano a confondere la sua mente è comunque sempre più convinta che è proprio il viaggio la vera meta.
Ho trasportato pietre per costruire un percorso che somiglia ad infiniti altri, ma in realtà, forse, ad uno solo.”

All’entrata Viola ricopre due piccoli menhir di circa 60cm di altezza di una scritta sconosciuta dal nome Naòm che usa solitamente nelle sue opere, un alfabeto in sintonia con la pietra, con la natura, la terra;  per completare l’atto avvenuto e renderlo eterno.
Dipinge una pietra iniziale con una figura femminile dall’incarnato lunare, una Ninfa nata in quel luogo di neve sole e pioggia, col compito di proteggere il viaggiatore. Su alcune pietre che compongono il percorso spiccano dipinte perle di collana color nero marte: simbolo di momenti, frammenti di vita, esperienze, trasformazioni.

Il labirinto è concluso, ma l’autrice sente che le sfugge qualcosa e, come quasi sempre accade quando realizza un’opera, ogni notte l’opera-labirinto le viene in sogno come un tormento dove ne costruisce infiniti altri tante e tante volte in luoghi e spazi diversi, con colori e materie diversi, l’ossessione non desiste:
È estenuante perché nel sogno tutto è sempre vero, fatica compresa. L’ossessione non si è placata fino a quando una notte vidi chiaramente che il Minotauro non era nel centro, ma dietro ogni pietra, esattamente dietro ogni passo che compivo. Ho ripensato al mio dubbio e alle mie paure sul senso dell’opera che mi hanno accompagnata ad ogni passo durante la costruzione, ed allora ho capito che il vero centro è nel viaggio e la mia opera, finalmente, ha trovato identità, pace, e titolo.

Ora non mi rimane che percorrerlo e la trasformazione, l’opera, sarà compiuta.”

F.M

“Il Labirinto dell’Es” l’installazione, l’ opera n.427-2025

Labirinto classico, l’entrata è ad ovest ed è stato realizzato fine ottobre. Percorso: 210 metri circa andata e ritorno. All’entrata due piccoli menhir con una scritta realizzata in un alfabeto sconosciuto: Naòm.

Misura: Cm 900×850 ca.
Luogo: Sorti, Pieve Torina (MC)
Autore: Viola Di Massimo;
Costruttori: Andrea Amato, Viola Di Massimo, Emanuele Polce;
Ispirazione: da “Ad ogni passo un Minotauro”, la Natura e tutte le persone che da dieci anni lo percorrono.

L’installazione 

Questa volta Viola Di Massimo fa nascere un altro labirinto, figlio di “Ad ogni passo un Minotauro” e chiamato “Labirinto dell’Es”.

Anche lui in pietra, a sette circuiti con entrata ad ovest come la “Madre”. Più ampio e inserito in un luogo dove possa proteggere la vallata circostante.

Questo Labirinto dell’Es è nato per tornare a ritrovare un collegamento con la parte più istintiva di noi stessi. Gli alberi che ci accompagnano -oppure ostacolano- il percorso, ci ricordano chi siamo e da dove veniamo.

Il collegamento con la Natura diretto e vero farà sì che il percorso sia immersivo, contemplativo e di riscoperta.

Questa volta aiutata da Andrea Amato ed Emanuele Polce, il labirinto assume un significato ancora più di “unione” e superamento del conflitto con il proprio “Io”, fino ad annullarlo.

All’entrata la scritta sconosciuta “Naòm” ci ricorda sempre che stiamo per entrare in un luogo sconosciuto, ossia noi stessi. Ma questa volta, a differenza della madre, non avremo a che fare con il nostro Minotauro, ma con la Terra, la Natura e il collegamento più “primitivo”  con noi stessi.

Un inno alla vita, alla Natura che offre e ci ha sempre offerto colori per dipingere e dipingerci, piante per curarci, frutti per nutrirci.