Quando una modella posa per la prima volta per un artista accade qualcosa di magico e indefinito.
Qualcosa che arricchirà l'artista di una nuova sensazione da aggiungere al proprio segno, e qualcosa che arricchirà la modella e la vedrà partecipe in prima linea di una nuova visione di sé e in cui scoprirà un nuovo senso della bellezza attraverso una nuova “veste”.
La prima fase è l'atto del togliersi gli indumenti: l'artista deve avere rispetto per quel momento così intimo e lasciare che la modella abbia i suoi tempi, pieghi i vestiti come desideri e ne abbia cura attraverso l'utile lentezza.
Nel frattempo l'artista potrà temperare le matite o preparare il materiale che serve.
In questo caso parlo di me ed ho usato le matite, tutte uguali perché non voglio perdere tempo a temperarle se serve, la mina è nera e morbida quanto basta per dare una pressione più forte, netta e potente, se lo desidero.
La modella si mette in posa, non sa come dovrà posizionarsi, ma a me serve solo che sia “lei” per come è. Non le dico nulla, voglio solo che sia se stessa e stia comoda.

Nell'atteggiamento naturale di chi posa sono racchiusi i gesti di una vita ed è quello che mi interessa.
Quei gesti saranno le linee che comporranno la forma e l'essenza di chi sta posando.

L'inizio è difficile, i muscoli della modella sono ancora contratti, me ne accorgo anche se è tutto impercettibile.
Io non so se realizzerò lavori di valore, se coglierò l'essenza di chi è davanti a me o meno. Ormai ho anche la consapevolezza che a volte “non so proprio disegnare”, per cui inizio e basta perché se mi si lascia il tempo di pensare si insinua qualcosa che non mi farà “sentire” davvero tutto ciò che devo e lascerò perdere.
Mi piace poter fare disegni veloci, non solo perché le modelle non professioniste si muovono molto, ma soprattutto perché nella velocità si può perdere sì la verità della linea, ma non la verità di un momento.
La seconda posa e poi le successive sono belle, i muscoli della modella non sono più tesi, le pose sono più naturali, rilasciate, ha fiducia di me che osservo, mi ha accolto nel suo spazio: accade qualcosa in lei ed è come se lo vedessi.
La sua emozione diviene qualcosa di tangibile, sta scoprendo la sua nuova bellezza, diviene un tutt'uno con l'ambiente, con i dipinti che la circondano, la stanza e quello che c'è oltre. Questo si sente e si vede in modo chiaro.
Essere osservatrice di tutto ciò mi onora perché il mio compito non è solo quello di tracciare linee più o meno interessanti, ma scoprire chi ho davanti, l'emozione che vive, la sua scoperta. E' questo che alimenterà il mio segno, lo renderà un po' più “illuminato” della volta precedente.
Il tempo della posa è finito.
Guardiamo insieme i disegni, la modella nonostante non sia rappresentata in modo veristico si riconosce e si commuove, non pensa di essere così “bella” e mi domando se davvero non abbia mai avuto consapevolezza di cosa sia la vera bellezza, quella che rende una persona bella non per le fattezze avallate dal senso di bellezza di questa era. Ma di quella bellezza che appartiene al risultato di tutte le ere, quella composta dalla fusione di mille aspetti e infinite antiche memorie comuni: parlare, guardare, inclinare la testa, camminare, muoversi, ballare, in poche parole: Essere.
E poi la modella se ne va con i vestiti di nuovo indosso, ma averli o non averli non è più cosa fondamentale, mostrarsi l'ha resa consapevole di sé.
Esporre se stessa per ciò che è l'ha resa ferma e forte
come una quercia.
Io? che dire: soddisfatta e appagata da un sapere in più che farà parte del mio segno. E poi sì, anche io un po' più bella di riflesso, in effetti, mi ci sento.

Viola