E' solo questione di Memoria

Quando ho scattato fotografie per realizzare l'ultima video-opera che pubblicherò fra qualche giorno riguardo il terremoto nelle Marche: “Intervallo – il cuore nella terra”, mi sono trovata davanti, sopra, sotto a tante, infinite pietre. Cadute, pericolanti, spezzate, sepolte... durante le fotografie veloci e fugaci per paura ne cadesse qualcuna sul mio grande cappello proprio nel mentre, ho sentito in me un grande senso di rispetto per quella materia, per quelle pietre.
E' da qualche tempo che lavoro sulle pietre, ciò che mi ha attratto principalmente di loro è il fatto che contengano... “più storia di me”. Alcune pietre, come un''ardesia ad esempio (l'unica trovata perché tornandoci non ne ho più trovate), non so quanti anni abbia, so solo che era lì dentro la terra, mezza sepolta, l'ho notata dai riflessi di madreperla che solo l'ardesia contiene.
L'ho presa, curata, lisciata, pulita, l'ho fatta sostare un bel po' nel mio studio per farle assorbire una storia diversa da quella da lei vissuta, e l'ho dipinta: ho unito la sua eternità al mio presente, per crearne futuro.

Le altre pietre dipinte trovate lì a terra in realtà sono mattoni fatti a mano di circa fine '800. Mi hanno spiegato che era tutto fatto a mano ovviamente, e solo antichi signori dalle rughe profonde e dalle mani fatte anche loro di pietra sanno queste cose, una fortuna saperle, una piccola memoria che ora contengo anche io.
Ma lo ammetto: non ricordo nulla, se dovessi riassumere la mia vita me la caverei in 5 minuti, ricordo molto i drammi e menomale, perché i drammi producono tormenti che poi sono il pane degli artisti, ma per il resto nulla, la mia memoria è stata tramutata in opere e non in ricordi e parole da dare.

Forse proprio per questo le pietre/mattoni su cui lavoro dal 2014, mi hanno mossa nell'animo e nella mente: se solo penso al fatto che formavano delle case, che hanno protetto famiglie e vissuto le storie di quelle famiglie, di quel susseguirsi di “gente”che ha vissuto e lavorato rassicurata da quei mattoni fatti a mano, rabbrividisco. Quasi provo un senso di soggezione e rispetto come per un vecchio saggio per quei materiali apparentemente inerti.

Alcuni di questi mattoni sono nero fumo, e mi sono ben guardata dal pulirli, anzi, li ho consolidati al meglio perché quel nero è il colore del camino che ha scaldato la vita di altri.
Sono una memoria intoccabile.
Alcune sono verdi-turchesi, forse è il verde rame, chissà, anche quel colore è stato ben protetto e da lì son apparse figure dipinte che secondo me vivevano già lì dentro: quasi non ho dubbi a riguardo.

E' solo questione di memoria, ho pensato.
Quando ero davanti alle case distrutte, le pareti crollate dove si intravedevano quadri appesi e tendine svolazzanti per un vento che ormai non aveva più ostacoli, ho pensato a ciò che non verrà mai ricostruito, alla memoria perduta, ma quando ho visto le pietre per terra ho creduto che il segreto sono loro, che la memoria è lì dentro, anche se si sono disgregate, divise, spezzate, e allora ho continuato a raccoglierle, perché darò loro ancora dignità su un piedistallo, a far sì che mi ricordino le persone, le case, il vissuto di molti come in “cent'anni di solitudine”, ed anche il mio.
Perché la memoria lì dentro mi dice che ciò che è distrutto non è scomparso che ad una memoria se ne succederà un'altra e un'altra ancora, e starà solo alle pietre e a noi questo susseguirsi di ricordi, di orme.

Per cui: dopo le pietre sonore del poetico artista Pinuccio Sciola che ricorderemo proprio per avergli dato suono, io le raccoglierò e proteggerò la loro memoria lasciandole sospese in un presente che diverrà futuro, ma voi, che forse memoria ne avete ancora, raccontate, tramandate, rivelate, perché noi, e dico davvero ognuno di noi, siamo storia già da ora.

Viola

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