Aprile 2015 - Complice della materia, Monumento alla ferita del bianco - op. n. 327

Tecnica: Olio e matita su marmo, applicazioni in piombo e acciaio, legno. Altezza totale cm28, base cm37x11,5
Quando il marmo è bianco, tagliato di netto, ma soprattutto preso da un marmista vicino ad uno dei più bei cimiteri di Roma come il Verano, non può che ricordare una lapide, ed era questo il problema, una lapide: come ammorbidire questa sensazione, cambiarla, farne altro, in modo che quel pezzo di marmo non possa più evocare quell'idea così difficile da togliere dalla mente? come fare per non dare l'idea della morte? Questo è quello che ha pensato l'autore Viola Di Massimo durante la nascita di questa opera bianca: giorni di blocco davanti al marmo candido, ma duramente squadrato come i resti di una lapide lavorata ad arte.

A volte ci vuole tempo per comprendere che una pietra, un pezzo di legno, o in questo caso di marmo, ha già una storia, e se questa materia è in grado di evocarla questa storia, non ci si può e non ci si deve ribellare cercando di cambiare le regole, al contrario invece, bisogna farsi accompagnare dall'idea, a ciò che questo materiale evoca di continuo, bisogna ascoltare, cedere, accettare, e divenire unicamente e semplicemente, complice della materia.
Ed è solo dopo essere divenuta complice che Viola lavora su questa piccola opera come sempre accade quando si ha un'ossessione e lavora con convinzione.

L'opera è pensata per un monumento di circa 4 metri di altezza in ricordo delle violenze contro le donne (ma anche delle violenze di genere), passate, presenti e... sappiamo, future.

Un monumento al bianco, alla ferita del bianco.
Nell'opera una donna nel pieno del suo essere con gli occhi chiusi ed il volto rivolto leggermente verso l'alto, quasi a distaccarsi da ciò che rappresenta nel momento, madre di vita ma anche di morte, è rappresentata su di un lato del marmo; le perle della sua collana scendono separate fra loro fino a divenire reali e tradursi in un infinito occupando altro marmo bianco in cui, in un'estremità della lemniscata, le perle si trasformeranno in qualcosa che non lascia e non ha mai lasciato scampo interrompendo il flusso di vita.

La base orizzontale su cui si posa la “collana” è più lunga della verticale su cui padroneggia la donna stessa. L'orizzontale, il terreno, prevale sulla verticalizzazione, prevale sulla parte spirituale lasciando assaporare l’amara sensazione che talvolta è la potenza più cruda dell'aspetto terreno degli uomini ad avere la meglio sullo spirito.

La collana? può essere un semplice antico ornamento, simbolo dell'attenzione della donna verso se stessa e il proprio abbellimento, ma la collana nera di quest'opera (e di quelle rappresentate dall'artista nelle proprie opere), nasconde dentro ogni perla l'evoluzione di un presente, un qualcosa di misterioso che accade nell’istante, come succede nei famosi neri e misteriosi vasi alchemici.
In quest'opera la collana scende dal corpo della donna, prende la verità di una materia alchemicamente potente, ma anche dura e crudelmente vera come il piombo, si collega in un susseguirsi di "perle" ingrandendosi gradualmente fra sfumature ramate e di piombo ossidato, fino a trasformarsi in proiettili capaci di unire all'infinito drammi antichi, ma anche nuovi.
Il proiettile di piombo è fermo lì, a dare l'idea di qualcosa che è sempre stato e che viene da lontano. E' lì: sotto l'altra facciata della lapide, dove scritte incomprensibili all'osservatore raccontano la grande ferita di quest'opera e di quella che tutti contribuiamo a non far rimarginare.

Complice della Materia -Monumento alla ferita del bianco – opera numero 327 è promossa dal movimento artistico Propaganda per la Civilizzazione delle Masse assieme a “La piccola sposa bianca”: video-opera realizzata per la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e per la giornata sui diritti dell'infanzia.
F.M.

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