Ma se non appaio, poi scompaio?

Prendendo spunto da un annuncio di RAW :"Conosciamo l’arte, ora vogliamo far conoscere l’artista. Artalk è un progetto gratuito che vuole dare una faccia e una voce agli artisti (...). Un video, tre minuti a disposizione per dire chi sei, come lavori, cosa vuoi dire con le tue opere."

Trovo che in questi tempi l'idea di RAW Rome Art Week sia davvero più che adatta. A questa iniziativa ho partecipato per tre anni e spero di partecipare anche alla prossima quarta edizione. Un progetto interessante, promosso in modo professionale con una comunicazione accurata e studiata nei minimi particolari da professionisti uniti insieme per e da questa idea. Tutti gli studi degli artisti professionisti aprono le loro porte a Roma dal 21 al 26 ottobre, per poter far vedere a chi lo desidera il proprio operato. Ho partecipato sempre con entusiasmo rimanendo nella mia rassicurante asocialità, ma facendo qualcosa di "sociale" e social. L'idea di unirmi in qualche modo con altri artisti, mi piace.

Detto ciò anche RAW quindi promuoverà gli artisti attraverso video... 3 minuti per dire chi sei, 3 minuti perchè di più in questi tempi un fruitore non regge. Andiamo tutti veloci veloci, e l'attenzione cala già dopo il primo minuto. Ma mi concentro e provo a vedere me, che mi nascondo da sempre nelle fotografie e non ho foto a Natale Pasqua e Matrimoni a scandire il mio tempo... in un video.

Provo ad immaginarmi davvero in questa ripresa perché so bene che devo essere più contemporanea: in 3 minuti devo dire qualcosa di sensato, utile, importante, denso. Perché ho scelto l'arte, come, quanto è importante, quale è la mia ricerca. Penso a mille cose, devo anche dire che io non faccio questo lavoro ma che lo sono, a questo ci tengo. Che quando dipingo a volte piango e a volte ballo in modo convulsivo forse non lo dico, ma che a volte mi sento piccola e leggera come una “bugia” e a volte anzianissima e pesante come una montagna va detto. L'arte non è cosa leggera. Non mi sopporto in alcuni momenti e non sopporto le mie opere ogni tanto, ma le amo dal profondo. Dico "Buongiorno" quasi tutte le mattine a tutti i dipinti perchè per me sono tanti coinquilini. A volte però non lo dico perchè mi sveglio male. Quando ne vendo una è come un'adozione, ma so che è per il nostro bene e la saluto intimamente prima di farla andare via. In 55 mq del mio studio dormo, dipingo, creo, faccio mostre, conferenze, inviti, comunicati stampa. Non c'è un centimetro quadrato che non sia utile per l'arte. E la mia vita è una performance e non so come finirà, se ci saranno applausi o se ne saranno andati tutti da tempo, ma non mi importa, è troppo breve il vivere per pensare agli applausi, bisogna vivere. Tutto, faccio tutto.

Riduco ai minimi termini tutto per poter fare questo, l'arte. Poi arte, ancora arte, pure quando scrivo o raccolgo pietre e terra se sono in gita. E non ho voluto figli perchè la loro vita sarebbe stata la mia morte. Perché se li avessi avuti sarebbero stati la mia performance in divenire e io mi sarei prosciugata e avrei perso gli occhi grandi che guardano tutto per darli a loro, i sogni per darli a loro, e poi avrei fatto un lavoro normale per far stare bene loro. Non sono un anti-madre, una madre è creatrice per eccellenza, va ammirata. Ma io volevo fare l'artista da grande e ora che sono grande lo faccio finché il fato deciderà. E poi dovrei anche dire che sono diventata un'artista indipendente perché negli anni '90 sono rimasta traumatizzata da alcuni galleristi e mercanti che ho conosciuto, (i curatori non esistevano). Non c'era nulla di poetico, la vita va così, gli incontri sono “casuali”, chi ti capita, ti capita. Ma sono vie per fare delle scelte e prendere sentieri/pensieri diversi.

E' allora però che ho capito che il successo è una cosa intima per me, quello che ti fa a andare a dormire e nella notte grigia di payne dici che ce la puoi fare ancora domani e ce l'hai fatta pure oggi e invece dopodomani forse non ce la farai. Ma non vai oltre i tre giorni perché il presente è l'unica certezza.

Ma la libertà non ha prezzo.
Sono libera di creare con ciò che desidero e quando desidero e se non riesco sto davvero male e penso che la mia vita sia finita. So però che devo lavorare lo stesso, ma su altro se l'istinto e la creatività mi hanno abbandonata, magari sulla macinazione dei colori o l'imprimitura delle tele, perchè inizia tutto da quel rito e forse, gli occhi che si riempiono col rosso di tutti i rossi che uso, il blu di prussia, il violetto minerale scuro, il nero fumo o il bianco di titanio faranno la magia e l'ispirazione arriverà. Perchè l'ispirazione è intoccabile e arriva quando arriva... magari da un sacco di cotone del 1945 che conteneva farina da usare come tela, trovato chissà dove e da preparare piano piano con colla e gesso.

Lo ammetto: questi 3 minuti non sono proprio capace a viverli. Sminuirei il mio lavoro e la vita mia e di tutti va onorata, valorizzata, non svalutata. Ammiro invece chi lo sa fare perchè ha una qualità in più. Però ammiro anche me, che se una cosa mi viene proprio male è meglio lasciare stare, è una questione di protezione, di rispetto per se stessi e gli altri.

Se penso alla possibilità di questo video d'istinto mi vengono solo in mente gli artisti della TV Tele**** di 20/25 anni fa che imbarazzati erano su una sedia triste triste a parlare della loro arte e sbagliare congiuntivi con uno che faceva domande e alimentava l'imbarazzo e i congiuntivi sbagliati. Io li guardavo, ma poi mi immedesimavo così tanto da chiudere occhi e orecchie per la vergogna. Anche a me hanno chiesto di andare a TV Tele**** , per tanto tempo, ma non ce l'ho davvero fatta. L'immagine di me sulla sedia triste triste a sbagliare i verbi e i congiuntivi non mi andava proprio giù.
I congiuntivi non li voglio sbagliare anche se sbaglio tanto e spesso, e non voglio neanche apparire sul video se non perché mi serve per una video-opera. Lì, io, sono un'altra cosa.

E se non appaio e poi scompaio? fa nulla perché, se non le bruceranno, ci saranno le mie opere a dire bene bene chi sono. E loro, a differenza mia, sono nate anche per mostrarsi. Hanno tutto il tempo che vogliono, non invecchiano, non hanno data di scadenza.

Viola

In copertina: PH di Christian Brogi