"E se impazzirò?
sarà per quella Distanza.
E se impazzirò non sarà stato per noia,
ma per i profumi della Terra calpestata,
i minerali raccolti,
i colori rimasti nelle mani.
Sarà stato per l’odore dei fiori senza profumo e dei licheni che afferrano le pietre.
Se impazzirò non sarà per immobilità,
ma per l’orrore e l’attrazione che sento durante la combustione lenta della Galle;
per la nostalgia distillata nell’inchiostro dei Racconti;
per i passi ventosi nel colore della Kuddia Rossa.
Oppure sarà per la Crisocolla raccolta fra le rocce che ha il colore del mare e del cielo fusi insieme e vorrei proprio tuffarmici dentro, per poi volarci sopra.
Se impazzirò non sarà per mancanza di atti d’amore.
Sarà per la polvere di Rame conservata con cura di quel vecchio medaglione.
Per quella Terra di Sorti che quando la mescoli con l’olio di lino somiglia al colore dei capelli in autunno.
O ancora per quella Terra di Norba, che mi ha fatto volare davvero.
Se impazzirò non sarà per indifferenza,
sarà per la Pirite trasformata che ha il colore dei fucili, ma anche per il bronzo delle campane tramutate in cannoni.
Per quel viola vegetale così bello che se lo guardi diventa Blu, o per colpa di quei petali di Rosa dove il Giallo caldo si nasconde nell’Ocra apparente.
È così che posso sintetizzare in modo più o meno poetico la ricerca e la raccolta del colore che dal 1996 porto avanti ad intermittenze irregolari. Il senso della scoperta mi inebria, vedere un colore da lontano, raggiungerlo per capire cos’è, se potrà servirmi e se sarà anche disposto a venire con me per attuare insieme una trasformazione mi fa battere il cuore, mi emoziona oltremodo. E bastano quei metri, quella distanza a far sì che lo spazio fra quella materia e me sia spazio senza misura, di desiderio, di infinito, vasto di mistero per ciò che, forse, sarà.
Hai mai provato ad usare un metal detector? Non è importante ciò che troverai, lo è il momento in cui quello strumento inizia a vibrare e tu immagini, mentre scavi quei pochi centimetri in profondità, ciò che potrai trovare.
Il tappo di birra abbandonato che ti apparirà successivamente non ti toglierà minimamente quell’emozione. Ed è così per quella salvifica distanza: ti mette alla prova, in condizione di affidarti all’immaginazione più vivida per tutto ciò che sarai in grado di convincere a venire con te e trasformarsi assieme a te. Ti mette davanti al Desiderio e la Speranza, al vivere adesso. Ma la Terra sa sempre le nostre intenzioni. Se non vorrà venire, stai certo che troverà il modo di fartelo capire.
La sperimentazione? È trasformazione, creazione, riconoscenza, ignara intuizione, commozione e stupore. Ma è anche turbolenza, frustrazione, imbarazzo misto alla sensazione di perdere un tempo che quando proprio sento di sprofondare nell’avvilimento, recupero magicamente proprio mentre adopero quel colore nato dalla danza fra gesto, ritmo, memoria e infinite colature.
E così, quando scrivo con l’Inchiostro dei Racconti, sento e tramando l’odore della fuliggine nata dal legno bruciato nel caminetto dove un tempo si ha condiviso la cena e infinite storie prima di dormire. Quando uso l’inchiostro della Dimenticanza mi perdo nella raccolta delle Galle di Quercia come forma di antica meditazione con la Natura, ed è così con le pennellate ad olio date con la Terra di Norba raccolta quando la città era dormiente e ancora sepolta. Nella Terra di Sorti invece, ritrovo il senso del vivere Semplicemente. Dove mia madre si chiama Humus e sono nel Labirinto con il Minotauro, quello che mi vive dentro.
Nelle pennellate di Crisocolla torno a fare respiri lunghi di aria turchese… nel Nero Fumoso, dissolvo i miei incubi.
E tutto questo cercare, questo tempo usato fino all’ultimo centimetro di quel righello che scandisce la vita, sintetizza un’esistenza fatta di sostanza impalpabile e consistente, di scoperte, di atti che producono qualcosa di concreto come quello di imparare sempre e comunque, dove la parola fallimento ha un unico significato: Esperienza.
Cercare è acquisire movimenti, idee, intuizioni e saperi nuovi che nonostante vaghino nel grande mare dell’oblio, saranno stelle luminose da seguire e unire per formare un disegno nuovo, come Destino da onorare.
Mi è impossibile elencare tutte le raccolte e le percezioni provate in questo continuo scrutare non solo nella Terra. Ma posso assicurati che tutto ciò è ingrediente primario, sostanziale, per l’invisibile: la materia che costituisce l’identità e il carattere di cui è fatta un’opera in grado di parlare… a chi vorrà ascoltare.
VDM
